La commissione antimafia approva la Relazione su Mafia e Calcio

La commissione Antimafia ha approvato all’unanimità la Relazione su mafia e calcio proponendo l’adozione di misure più rigide volte a controllare le infiltrazioni di organizzazioni criminali negli stadi.

Illustrata a Palazzo San Macuto dai due firmatari, la presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi e il coordinatore del comitato apposito, Marco Di Lello (Pd) fa riferimento al fenomeno del match fixing e agli strumenti per fronteggiarlo. Tra le misure proposte quella di limitare le scommesse sulle serie minori.

La relazione si compone di di 99 pagine e racchiude un lavoro d’indagine che si è protratto per un intero anno, durante il quale ci sono stati 42 auditi. “Abbiamo affrontato un tema giusto, è la prima volta che si indaga sui rapporti tra mafia e calcio professionistico, penso che dalla prossima legislatura sarà normale avere questo tipo di attenzione. Le mafie si alimentano anche di calcio, in maniera diretta e indiretta. Il rischio riguarda tutta l’Italia e tutte le società“, ha commentato Marco di Lello durante il suo intervento.

Bindi sottolinea che “il legame tra mafia e sport si è posto all’attenzione della commissione fin dall’inizio, soprattutto a seguito di fatti accaduti in società dilettantistiche. Ci siamo poi concentrati anche sul calcio professionistico e di Serie A, ma non va abbandonata l’inchiesta sullo sport, e sul calcio in generale, con particolare attenzione alle piccole società. Il fenomeno è stato osservato sotto il profilo della sicurezza, dei calciatori e delle società”.

Tra le proposte normative, quelle di intervenire sul Daspo con un suo rafforzamento, introdurre delle ‘celle’ negli stadi, riconoscimento del reato di bagarinaggio, inasprimento delle sanzioni della giustizia sportiva nei casi di match fixing e di collusioni con la mafia e la proposta di limitare fortemente le scommesse sulle serie minori.
Il fine è rendere tutti i soggetti della filiera sportiva consapevoli del rischio di infiltrazione mafiosa, e quindi attrezzati per fronteggiarlo in collaborazione con le istituzioni.

Nello specifico le proposte contenute nella Relazione si propongono di:

  1. Inasprirele sanzioni della giustizia sportiva e valutare l’adeguatezza delle sanzioni comminate, in maniera particolare nel match fixing e in caso di collusioni con la criminalità organizzata di tipo mafioso, sia in termini assoluti, con riferimento ai fatti oggetto di contestazione, sia in termini relativi, prevedendo rafforzate e più efficaci forme di raccordo con la giustizia ordinaria, in modo da valorizzarne le risultanze definitive”.
  2. Rafforzareil sistema di monitoraggio sulle scommesse illegali su siti non autorizzati o su siti stranieri e limitare il novero dei fatti sportivi sui quali è possibile scommettere, considerando che il fenomeno del match fixing è proprio la possibilità di scommettere su qualunque evento e frazione della condotta di gioco, opportunità che agevola l’accordo illecito con un minore numero di attori infedeli”.
  3. Limitarela possibilità di scommettere sul solo risultato finale dell’incontro e, al massimo, su quello del primo tempo”, in quanto così si “ridurrebbero significativamente le occasioni d’illecito accordo”.
  4. Vietarele scommesse sulle partite di calcio delle società che militano in campionati dilettantistici, attesa la loro maggiore vulnerabilità sul piano economico e al condizionamento di esponenti della criminalità e considerato altresì che non di rado hanno difficoltà ad adempiere agli obblighi contrattuali verso i calciatori così esponendoli al più alto rischio che si prestino ad operazioni di matchfixing“.
  5. Valutarein una prospettiva in cui le politiche fiscali tengano conto delle misure di politica di prevenzione della criminalità, l’allineamento della tassazione delle scommesse a quella che colpisce le altre operazioni commerciali. Il settore delle scommesse sportive non è solo fonte di ragguardevoli introiti per l’Erario ma è anche fonte di lautissimi guadagni sia per gli scommettitori ma ancor più per le società di betting che operano in sostanziale assenza di rischio di impresa. Tutto questo facilita e incentiva le frodi sportive e contribuisce a diffondere forme di dipendenza del gioco in strati sempre più ampi del tessuto sociale e, in particolari, tra i giovani“.

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