Ok del Governo per linee guida Agcom, Sapar chiarisce le forme di pubblicità ammesse

Luigi Di Maio, leader del M5S, non rinuncia a coinvolgere il gioco d’azzardo tra i temi della sua campagna elettorale. Il vicepremier grillino, nella giornata di ieri, era a Campobasso, per dare il suo sostegno al candidato Cinque Stelle impegnato nel ballottaggio. Nel suo monologo Di Maio, oltre ad elogiare il candidato sindaco in questione e i risultati raggiunti dal governo in questo anno al potere, ha appuntato al petto, per l’ennesima volta, la medaglia di perquisitore della “lobby dell’azzardo”, essendo l’Italia il primo paese in Europa ad aver innalzato le tasse sul gioco pubblico: “A dicembre abbiamo fatto una legge di Bilancio che ha trovato diversi miliardi di euro da dove nessuno ha avuto il coraggio di mettere le mani prima. Come il gioco d’azzardo – ha detto di Maio – ma so che ci sono tante persone che manifestano contro me perché abbiamo finanziato Quota 100 e Reddito di cittadinanza anche aumentando la tassazione sul gioco, che è diventato il più tassato d’Europa”. Per Di Maio che oggi l’Italia abbia il gioco più tassato è insomma un merito di cui vantarsi.
Nel suo intervento ha poi continuato: “Abbiamo abolito la pubblicità sul gioco d’azzardo. Vi dico tutto questo perchè magari a qualche barista che aveva le slot adesso non conviene più e ha messo in piedi anche una protesta con un cartello sulle slot machine con su scritto ‘questa slot è spenta così Di Maio non può finanziare Quota 100. Io rispondo tienila spenta così tanta gente spenderà i propri soldi nei negozi, nell’economia reale invece che buttarli lì dentro. Non è colpa loro, sono stati strumentalizzati da grandi compagnie multinazionali che sono venute a fare il bello e il cattivo tempo in questo Paese, a fare ciò che volevano con il gioco d’azzardo.

Pronto ed immediato è arrivato il commento dell’Associazione Sapar, con un aspro comunicato in cui si è risposto punto per punto alle parole del leader pentastellato: “La lotta ai gestori (e non alle multinazionali), la lotta ai piccoli esercenti (e non alle multinazionali), la lotta a decine di migliaia di dipendenti (e non alle multinazionali), sembra essere il sempreverde del Ministro”. Durissima la Sapar nel commento, in cui si è sottolineato come le cose raccontate da Di Maio siano in realtà fandonie e per nulla veritiere sul settore, da lui spesso denigrato e vilipeso.

Si legge ancora nel comunicato: “Noi, caro ministro, siamo sempre in attesa di sapere da lei quale è la legge, o il comma, o il decreto in cui ha tassato le multinazionali. Non lo ha mai fatto perché ha sempre e solo tassato l’ultima ruota del carro. Le piccole e medie imprese, l’ultimo miglio produttivo della filiera. Lo ripetiamo sperando di essere chiari: i concessionari e le multinazionali non le ha mai (dico mai) tassate. E ad onore del vero prima del suo folle aumento di tassazione eravamo già i più tassati d’Europa. Se vuole le macchine da gioco le può spegnere in 10 minuti con un decreto. E non lo fa, e preferisce spremere 150.000 onesti lavoratori perché la verità e che del gioco di Stato lei ha bisogno”.

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