Mafia e gioco nel centro del Mediterraneo

L’isola di Malta, uno dei centri del mondo in cui le società di gioco online pongono le basi del loro business, è ora tristemente nota per il suo legame con organizzazioni mafiose italiane, che approfittando delle licenze per il gioco d’azzardo, si servono di questo settore per riciclare denaro ottenuto in altre attività criminali.

Senza la necessità di attraversare le frontiere e con la garanzia dell’UE, l’isola si è convertita in un centro di operazioni e attività che ruotano intorno al riciclaggio di “denaro sporco”.

Secondo un’indagine del settimanale L’Espresso, uno di questi casi è legato alla ‘ndrangheta calabrese. Il clan è stato indagato per il riciclaggio di 2.000 milioni di euro.

Per vedersi ridurre la condanna, il capo del clan, Mario Gennaro, ha deciso di collaborare con la giustizia dichiarando al pubblico ministero di essere stato spedito nell’ex colonia britannica dalle cosche più potenti della città. L’obiettivo era quello di investire il denaro mafioso in siti di poker e scommesse online. “Un settore che vale oggi 1,2 miliardi di euro, pari al 12 per cento del Pil nazionale”, ha dichiarato il ministro per la Competitività maltese, Emmanuel Mallia.

Il clan mafioso guidato da Gennaro, contava sull’appoggio di una ventina di società sull’isola. La cosca si nascondeva dietro il marchio commerciale Betuniq, di proprietà della Uniq Group Limited. “Azionista di quest’ultima, oltre a un’impresa diretta da Gennaro, è la Gvm Holdings, una fiduciaria controllata da David Gonzi, avvocato e figlio dell’ex premier locale Lawrence Gonzi. Presenza eccellente, quella di Gonzi Junior, che si ritrova in numerose altre società del gruppo mafioso”, si legge nel report. Per questo motivo i magistrati di Reggio Calabria lo avevano indagato, inviando in seguito tutto alla magistratura maltese.

L’indagine è stata avviata un anno fa, e considerando il tempo trascorso, alcune fonti giudiziarie italiane hanno il sospetto che il caso sia stato archiviato esprimendo dei dubbi sul fatto che La Valletta sia ancora disponibile a perseguire queste imprese. Secondo i dati analizzati da L’Espresso vi sono altre società, sfuggite alla magistratura italiana, in cui il clan di Gennaro risulta partner della Gvm Holdings di Gonzi. È il caso per esempio della Global Promotions Holdings e della Mgame Holding Limited.

Quando per mezzo della stampa, il figlio dell’ex primo ministro ha appreso di essere indagato, ha semplicemente dichiarato che “si è limitato a detenere quote per terze persone e a fornire dei servizi legali per una delle aziende”. Versione in linea teorica credibile, considerando che l’attività della Gvm Holdings è offrire assistenza legale e fiduciaria. Il caso Gonzi è una dimostrazione di ciò che è diventata Malta negli ultimi anni: un Paese in cui avvocati e commercialisti si sono messi al servizio di gente di ogni genere, anche mafiosi.

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