Giochi: Bolzano dice “No” al proibizionismo

Durante il convegno “Liberi di scegliere, basta proibizionismo – Sì al gioco lecito, no all’illegalità” organizzato dall’Istituto Friedman in collaborazione con la Federazione Italiana Tabaccai e il Sindacato Totoricevitori Sportivi, tenutosi a Bolzano il 19 aprile scorso.

Giorgio De Carlo, direttore dell’Istituto Quaeris, illustrando i dati sul gradimento dei cittadini rispetto alla legge di Bolzano sul Gap, ha affermato che è “emersa condivisione tra l’opinione dei relatori e quella dei cittadini altoatesini. Oltre il 75% degli altoatesini boccia le politiche dell’amministrazione provinciale sul gioco. L’opinione pubblica è chiaramente contro il proibizionismo, il 90% non vuole i divieti, ma prevenzione, lotta contro illegalità e tutela dei minori. Quasi il 50% degli altoatesini non conosce nemmeno un giocatore patologico. Il gioco online cresce e preoccupa. Anche qui ennesima bocciatura del proibizionismo“.

Una legge sbagliata

Giovanni Risso, presidente nazionale della Federazione Italiana Tabaccai, e Giorgio Pastorino, presidente nazionale del Sindacato Totoricevitori Sportivi, durante il loro intervento al convegno, hanno ribadito la necessità di rivedere la legge di Bolzano sul Gap.

Auspico che come in Piemonte dopo il nostro convegno anche in Alto Adige si possa rivedere una normativa che pregiudica irrimediabilmente le nostre attività e che non tutela affatto la salute dei cittadini. Il mio auspicio è che la politica possa comprendere il problema ed essere concreta. Serve ancora una legge nazionale”, ha sostenuto Risso.

Della stessa opinione Giorgio Pastorino: “il prossimo 1° giugno le tabaccherie ubicate sotto distanza dai luoghi sensibili in Alto Adige dovranno togliere le slot. Non possiamo permetterlo, convinceremo la provincia che sta sbagliando“.

A sostenere la stessa linea Andrea Maria Villotti, direttore generale dell’Istituto Milton Friedman, “credo che a Bolzano non ci vorranno 20 anni per cambiare la legge proibizionista della provincia sul gioco. I dati ci danno ragione, oltre il 75 percento degli altoatesini hanno bocciato questa legge sbagliata”.

Cesare Guerreschi, presidente del Siipac, Società italiana di intervento sulle patologie compulsive, ha sostenuto che “il proibizionismo in Alto Adige non serve a niente, anzi è solo un danno. Così aumenta il gioco illegale, in Italia ci sono circa 5.000 punti vendita di gioco illegale. La formazione e la prevenzione soprattutto nelle scuole è la cosa più importante”.

In linea generale, anche i politici locali sono concordi nel procedere ad una revisione delle norme provinciali sul Gap.

In questa terra e in questa città dove sono consigliere comunale abbiamo molti modelli virtuosi, ma sul gioco siamo un modello negativo assoluto. Nella storia ogni volta che si cerca di vietare si alimenta l’illegalità. Il gioco produce una fonte di introiti per lo Stato molto importante. Creare disoccupazione in questo momento attraverso il proibizionismo è criminale”, ha sostenuto Gabriele Giovannetti, capogruppo Il Centrodestra Bolzano.

Alessandro Huber, segretario dei democratici dell’Alto Adige, ha evidenziato che occorre occuparsi della questione del gioco in maniera seria cercando di tutelare anche le imprese. “Dobbiamo trovare il modo di reinvestire in maniera utile i proventi del gioco, nella cura dei giocatori patologici, ma anche nella formazione e nelle opere pubbliche. Proibendo diamo un esempio sbagliato ai giovani. Bisogna avere il coraggio di dire che sul gioco abbiamo sbagliato, concentrarsi sulle cose serie come il Gap e le imprese, e seguire l’esempio del Pd a livello nazionale”, ha commentato Huber.

Alessandro Urzì, consigliere regionale del Trentino per Fratelli d’Italia ha aggiunto che urge una posizione di mediazione sul tema del gioco, che tuteli le imprese, per garantire la libertà della persona e dell’impresa. “Questa amministrazione provinciale ha fatto la gara dei divieti, che alla fine non aiuta i giocatori. In Alto Adige, – prosegue Urzì – nel dibattito sul gioco non si è tenuto conto del comparto occupazionale che conta oltre 1.000 posti di lavoro. L’approccio della maggioranza è stato solo proibizionista e medicale, manca una visione complessiva alla politica locale”.

Sul tema si è espresso anche Klaus Ladinser (ex vicesindaco di Bolzano): “Nella nostra terra il gioco è radicato, come amministratore non era mai semplice fare la scelta giusta, ci volevano un po di regole. A suo tempo anche io ho sostenuto una chiusura, ma oggi bisogna trovare una nuova soluzione. Il settore del gioco deve costruire una sua immagine positiva soprattutto per i cittadini, questa è la priorità e il mio invito alla vostra assise è di lavorare su questo e su un confronto e dialogo più aperto possibile. Questo il mio augurio”.

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